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Gli uccelli del Purgatorio

Mostra prorogata fino al 22 gennaio
Quando dal 14/01/2012 alle 17:30
al 15/01/2012 alle 18:30
Dove Pinacoteca civica
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Presso la Pinacoteca Civica, mostra dello cultore Davide Vivaldi

Uccelli del Purgatorio

Ingresso libero

Orari:

  • sabato 15:30-18:30
  • domenica e festivi 9-12 / 15:30-18:30

prorogata al 22 gennaio 2012


L'artista

Davide Vivaldi è nato a Rovereto (TN). Si è diplomato all’Istituto d’Arte Fortunato Depero di Rovereto nel 2003 e nel 2010 si è laureato in Scultura all'Accademia di Belle Arti di Bologna. Ha partecipato a numerose collettive e questa è la sua prima personale.

La mostra

Da sempre l'uomo è governato da due forze di origine opposta; una attrae per natura verso il basso, l'altra tende per natura verso l'alto. Una è legata alla terra, vive grazie alla materia, è fatta di carne; l'altra è legata al cielo, è spirituale, è immateriale.

Dalla nascita l'uomo è così esposto ad una lacerazione: spesso una delle due forze vince sull'altra creando un vuoto, una mancanza.

Storia del mondo

C'era una volta in un angolo dell'immensità dell'universo una luce vagabonda, una luce più lucente e splendente delle altre piccole luci di cui era formato il cosmo; il suo colore era raro e diverso dagli altri.  
La sua particolarità era il fatto di essere una luce pensante. Aveva viaggiato molto per l'universo, passando attraverso molti pianeti, assorbendo l'energia e le bellezze che avevano da offrirle, e di esse si saziava. Amava queste bellezze che si rispecchiavano in lei facendola sentire sempre più ampia e luminosa.  A poco a poco che si ingigantiva, divenendo più ricca e carica di luce, iniziò a prendere una forma. Tutto sommato non era felice perché vedeva molte luci attorno a sé e tutte erano immobili, molto più piccole di lei, deboli e fioche; si sentiva sola. Un giorno si trovò nei pressi della terra, era ormai una luce esperta, aveva visto molti pianeti, ma notò che la terra  era diversa. Decise di fermarsi in quel luogo per un po' di tempo. Passò attraverso i boschi e le montagne, sentì la forza dei fiumi e dei mari, vagò negli abissi dell'oceano e nell'aria tra le nuvole, gioendo di questa straordinaria e pacifica bellezza, della vitalità che da ovunque trapelava. Attraversando questo mondo per molto tempo in lungo e in largo, ne assorbì l'immensa energia vitale. Ormai era diventata una luce divina. Era completa. La sua forma si era definita; poteva variare di colore e d'intensità  da un tono all'altro a suo piacimento. Amò a tal punto quel luogo da diventarne parte e dall'alchemica fusione col pianeta, nacquero miriadi di forme di vita, animali dalle forme più disparate: insetti e uccelli si libravano nell'aria, pesci colorati popolavano le oscurità  degli oceani, nelle pianure e nelle foreste abitavano bestie e mammiferi di ogni genere. Tutto aveva una sua funzione, un armonico senso.
A questo punto la luce era dotata di una tal forza da poter rischiarare parte dell'universo. Scorse un piccolo gruppetto di luci fioche, fluttuare immobili nel buio cielo sopra la terra, e sentendo pulsare un po' di debole vita nei loro corpi immateriali decise di provare a donar loro un po' della sua esperienza. Le ammucchiò tutte assieme e con un filo d'argento le trascinò sulla terra.  Le timide luci erano cieche, tenui, non erano mai cresciute, non conoscevano la bellezza, erano nate in quel punto di cielo e lì erano sempre rimaste, senza pensare e senza porsi domande. Una volta sulla terra la luce divina dagli infiniti poteri, ispirata dagli animali, immaginò per i nuovi ospiti un corpo grazie al quale avrebbero potuto visitare il pianeta; con occhi per ammirare le sue infinite bellezze e una mente per capire ed imparare dalle meraviglie di quel luogo delizioso. Prima di abbandonarle a se stesse, come nel dubbio di non aver fatto la cosa giusta, legò ciascuna ad un filo invisibile che le avrebbe, col passare dei secoli, ricondotte al luogo dove essa le aveva trovate. Finito il lavoro se ne andò e tornò a vagabondare per il cielo in cerca di nuovi posti da esplorare.
Senza un corpo, le piccole luci sarebbero rimaste cieche e non sarebbero cresciute, senza una mente non avrebbero colto le ricchezze di quella terra. Ma inebriate e confuse dalle loro nuove sembianze e incoscienti del loro stato primordiale, avrebbero frainteso molte cose.
Assai difficile fu per una piccola luce ingenua passare col corpo attraverso un albero.
 
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