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Discorso del sindaco Luca Borsari in occasione del 25 aprile 2021

Buongiorno e buona Festa della Liberazione a tutti!

Sì, oggi è Festa.

Per il secondo anno consecutivo non possiamo viverla e celebrarla tutti insieme nella nostra Piazza Andrea Costa ma anche quest’anno è Festa e dobbiamo festeggiare con gioia.

Non abbiamo voluto mancare all’appuntamento che ci vede ogni anno portare da parte di tutta la comunità, il nostro commosso omaggio a chi ha sacrificato la propria vita, anche giovanissima. Anzi, abbiamo pensato che quest’anno fosse proprio quello in cui mi trovo ora il luogo e il momento giusto per rivolgere a tutti voi, cari pievesi, il mio saluto e il mio emozionatissimo discorso come vostro sindaco.

Parlarvi proprio da qui, immerso in quelle campagne dove furono trovati i corpi martoriati dei partigiani Athos, Luciano, Aroldo e Attilio, barbaramente uccisi dai tedeschi e dai fascisti, credo che ci aiuti ancora di più ad immedesimarci nel senso e nello spirito di questo giorno.

Da parte mia e da parte di tutta l’Amministrazione comunale rivolgo quindi da qui un caloroso saluto a tutte le donne e gli uomini delle nostre forze dell’ordine.

Saluto gli uomini e le donne di ANPI, che in tutta Italia tengono viva la storia e l’azione di questa Associazione ancora e sempre fondamentale per il nostro Paese.

Saluto e ringrazio di cuore i membri  del Consiglio Comunale delle Ragazze e dei Ragazzi per aver arricchito con la loro presenza e il loro impegno questo importante momento e, attraverso di loro, mando un abbraccio a tutti i bambini e a tutti i ragazzi delle nostre scuole.

Anche se questa odiosa pandemia non ci consente di essere vicini fisicamente, oggi dobbiamo festeggiare tutti insieme, per la 76esima volta, perché ci furono uomini e donne ITALIANI che decisero da che parte stare, che rischiarono e purtroppo anche persero la propria vita, aiutando le truppe alleate a cacciare l’invasore e riuscendo a porre fine ad una dittatura che durava da oltre vent’anni e che arrivò a condurre il nostro popolo ad una guerra ingiusta, fino a farlo precipitare in una tremenda guerra civile: italiani contro italiani.

Ci furono soldati e alti ufficiali che l’8 settembre del ’43 si rifiutarono di entrare a far parte della Repubblica Sociale, alcuni di essi furono deportati in campi di lavoro, altri si radunarono sui monti o nelle campagne come questa e formarono un nuovo esercito per combattere contro i nazisti e i fascisti e per liberare il nostro Paese. Ci furono uomini, donne, ragazzi e anziani che decisero di unirsi e di partecipare a quella straordinaria e coraggiosa scelta di popolo che fu la Resistenza!

Fra quelle donne e uomini c’erano comunisti, socialisti, repubblicani, cattolici, liberali, dottori, operai, contadini… quelle donne e quegli uomini erano semplicemente ITALIANI che avevano scelto da che parte bisognava stare per salvare il loro e il nostro Paese.

Un paese lacerato, insanguinato, guidato da un Duce e da un partito fascista che avevano conquistato il potere con azioni, prima subdolamente, poi palesemente e scientificamente violente, che non tolleravano, anzi imprigionavano o addirittura uccidevano chi la pensava diversamente, che si sostenevano sulla propaganda, che approvarono leggi secondo le quali c’erano persone che andavano espulse dalla loro comunità perché erano di una razza o di una religione diversa. Un Duce e un partito fascista che ci catapultarono in una guerra ingiusta a fianco di un altro dittatore e del partito nazista responsabili dello sterminio di milioni di ebrei. Un Duce e un partito fascista che arrivarono a costituire le terribili Brigate Nere, particolarmente attive e feroci anche a Pieve di Cento, composte da italiani che, a fianco dei nazisti tedeschi: rastrellavano, saccheggiavano, torturavano, uccidevano altri italiani.

La Resistenza è stata fatta da coloro che si ribellarono e si opposero a tutto questo perchè capirono che era arrivata l’ora di dire BASTA, l’ora di “prendere parte”, di essere partigiani! Grazie a quegli italiani e grazie all’esercito degli alleati, oggi viviamo in un paese libero, fondato su una Costituzione che afferma e difende il diritto di essere liberi e uguali nel nostro meraviglioso Paese.

Questa è la Storia, ed è il risultato di questa Storia che ci porta a far Festa, ogni anno, il 25 aprile.

Ma in tutti questi anni non siamo mai riusciti fino in fondo a fare ciò che, come comunità, abbiamo invece il dovere di trovare il coraggio e la forza di fare.

Non siamo mai riusciti a sciogliere quel nodo alla gola di intere famiglie pievesi, quel nodo che impedisce loro di vivere quello di oggi come un giorno di festa. Ancora oggi, dopo tanti anni, ci sono nostri concittadini, nostri fratelli e nostre sorelle della nostra comunità, che piangono quei loro cari che, a guerra finita, furono prelevati e uccisi da dei criminali. Sì, di questo si trattò, così come processi e amnistie ebbero modo poi di certificare negli anni seguenti: fra i partigiani ci furono persone che si macchiarono di crimini orribili. Cresciuti in un clima d’odio durato anni, animati da desiderio di vendetta, giunsero perfino ad uccidere quasi un’intera famiglia pievese, quella dei sette fratelli Govoni.

Ebbene sì. Quei crimini in tutti questi anni hanno macchiato in maniera indelebile la Memoria di famiglie pievesi. Quei crimini e il silenzio che ne seguì, hanno consentito a intellettuali, politici senza scrupoli e nostalgici fascisti di scrivere libri, di fare comizi e di venire anche a Pieve a fare essenzialmente una cosa: usare quei crimini per mescolare le carte, revisionare la Storia, dipingere i partigiani come dei feroci comunisti e la Resistenza come la fantasticheria di un gruppo di inutili invasati. Arrivando così a confondere la Storia del nostro popolo con la Memoria di quelle famiglie.

La Storia è Storia, non è memoria collettiva. Questo insegnano gli storici seri e le persone intelligenti e oneste.

E’ ora di dirlo, in una comunità che porta ancora addosso le cicatrici dell’odio causato da una tremenda dittatura, da una feroce guerra civile e da alcuni orribili crimini commessi a guerra finita. E’ ora di trovare il coraggio di guardare negli occhi i famigliari di quelle vittime, asciugare le loro lacrime, comprendere la loro rabbia e il loro dolore. Con la pietà, il rispetto e l’umanità che loro e la memoria dei loro cari uccisi meritano.

Lo devo fare io, prima di tutti, come vostro sindaco.

Anche così potremo proteggere la Storia dagli attacchi di chi ancora oggi la vuole riscrivere, arrivando anche a far leva sul dolore e la rabbia di queste nostre famiglie. Così sapremo insieme proteggere il senso e il valore immenso della Festa di Liberazione.

Facendo questo aiuteremo tutta la comunità a vedere e vivere il 25 aprile per quello che è, ovvero la festa di quella libertà che una parte degli italiani seppe eroicamente conquistare per TUTTI gli italiani.

Liberato da questi assordanti silenzi e da questi vergognosi attacchi, il 25 aprile può diventare un momento in cui ogni anno tutta la nostra comunità, tutta, può gustare i valori della pace, della libertà, dell’uguaglianza dei diritti e dei doveri, della democrazia, dell’accoglienza verso tutte le diversità. Tutti valori che ancora oggi sono costantemente minacciati e che furono 76 anni fa conquistati da un popolo che seppe ribellarsi al mondo in cui ci fece precipitare la dittatura fascista, tutti valori da difendere giorno dopo giorno, quando c’è ancora qualcuno che si azzarda a dire che “Mussolini ha fatto anche cose buone”.

In questo modo e per tutte queste ragioni potremo dire sempre più forte, tutti insieme, ogni anno: “ORA e SEMPRE: Resistenza!”

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