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Novità al Museo Magi'900

In arrivo due nuove mostre: Morandi. Il museo delle ombre e UR (La profondità dell’enigma)

Si informa che dal 2 novembre il Museo sarà aperto solo il venerdì, sabato e domenica dalle ore 10 alle ore 18, e chiusi quindi il martedì, mercoledì e giovedì.

Morandi. Il museo delle ombre.

Viaggio nello studio di via Fondazza nelle fotografie e nei dipinti di Antonio e Stefano Masotti

Apertura sabato 31 ottobre 2020 ore 17:00

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA
entro venerdì 30 ottobre ore 13:00
telefonando al numero 051/6861545
oppure scrivendo alla mail: info@magi900.com

A centotrenta anni dalla nascita di Giorgio Morandi, il MAGI’900 rende omaggio alla figura del grande artista bolognese con una mostra di Antonio e Stefano Masotti, ideata e curata da Franco Basile. Profondo conoscitore dell’opera morandiana, il critico ha identificato nella casa di via Fondazza, e in particolare nello studio che il pittore aveva allestito nella sua camera da letto, un luogo mitico e iconico, nel quale ritrovare la suggestione di una pittura votata all’ombra e al silenzio. A questo luogo, dunque, sono dedicate le rare fotografie di Antonio Masotti, alle quali sono accostati i piccoli quadri che il figlio Stefano ne ha ricavato, reinterpretandole pittoricamente.

Scrive Basile nel testo che accompagna la mostra:
Nella casa di via Fondazza, nel lembo estremo del centro di Bologna,  Giorgio Morandi ha lavorato tutta la vita e qui sono restate a lungo le cose su cui si manifesta intatta ancora oggi la carica evocativa di ciò che è stato, quei tratti e quei modelli  lasciati in posa come simulacri di pensieri legati a un tracciato esistenziale e poetico.” […]
Antonio Masotti è stato tra i pochi ad aver ripreso Morandi in vita, e poi ad essere ammesso nello studio dove fili di memorie si univano alle ombre. Tutto era immobile, tutto era come agganciato al vuoto e a un senso di sospensione acuito dal silenzio. La Leica di Antonio ha inquadrato tutto quello che ha potuto, prolunga di una meraviglia sospinta lungo le linee delle nature morte e su tutto quello che, arricchito di accenti simbolici, doveva apparire al fotografo un insieme depositato su un contegnoso senso d’attesa, su una deliberata ricerca di solitudine.
Molti gli scatti di Antonio.  È successo molto tempo fa, ma ogni cosa si attualizza nel momento in cui il trascorso torna a scorrere nella mente di ognuno di noi . Un gioco di specchi, si diceva, una stanza come un museo dove l’allungo di un tratto di luminescenza può cingersi al presente e formare una nuova verità. Stefano ha dato una sua versione al bianco e al nero del padre, lo ha fatto dando accento cromatico anche alle ombre.” nata così una mostra che, come in un gioco di specchi, rilegge atmosfere, oggetti, tagli architettonici e inquadrature, offrendo al visitatore un percorso visivo ed emozionale che entra nello studio del pittore grazie alla fotografia e dalla fotografia esce tornando alla pittura.

Nella chiave di un duplice omaggio al maestro e al padre, infatti, Stefano Masotti, architetto e artista,  ha riprodotto, modificandole, le immagini scattate da Antonio, fotografo bolognese tra i più noti nel secondo Novecento, ricavandone una sequenza di interni sospesi e misteriosi in cui il colore restituisce inquadrature e spazi in maniera inedita e straniante.

La mostra è visitabile gratuitamente presso lo spazio Open Box del museo.

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Mostra UR (La profondità dell’enigma)

Dal 14 novembre 2020 al 17 gennaio 2021 

a cura di Gian Ruggero Manzoni.

Opere di: Alberto Bambi, Daniela Carletti, Michelangelo Galliani, Gianni Guidi, Fabrizio Loschi, Sergio Monari, Giovanni Scardovi, Amir Sharifpour, Sergio Zanni.

Catalogo: Danilo Montanari Edizioni

Testi di: Gian Ruggero Manzoni, Valeria Tassinari. 

Nove artisti accomunati da poetiche che affondano il loro orizzonte narrativo nell’immaginario mitico, per opporsi alla babele in cui si dibatte il sistema dell’arte contemporanea internazionale attraverso un solido radicamento nella tradizione etno-antropologica. Attenti alle progressive mutazioni formali della scultura e propensi all’uso di un linguaggio simbolico che richiama i concetti di  “Magico Primario”, “Anacronismo” e “genius loci”, essi propongono una scultura che privilegia materiali tradizionali come la creta o il marmo. Alcuni degli artisti in mostra provengono da esperienze di gruppo che già li hanno visti protagonisti, dalla fine degli anni ’70, della tendenza romagnolo-ferrarese, teorizzata da Giovanni Scardovi, denominata “Immaginario Pagano”, in seguito sostenuta da importanti critici quali Giulio Guberti, Adriano Baccilieri, Filiberto Menna e Marisa Vescovo. Questa visione poetica è ora storicizzata da Gian Ruggero Manzoni, che ne propone un’ affascinante rilettura partendo dal recupero della memoria originaria, simbolicamente rappresentata nel titolo, che richiama la suggestione immaginifica dell’antichissima città mesopotamica di Ur. 

Ingresso gratuito

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