Tu sei qui:Home / Notizie / 2013 / 10.11.13 - Gianni Cestari, Bruno Raspanti, Archimede Seguso, Pino Signoretto, Sergio Zanni, Anonimo sec XVIII

10.11.13 - Gianni Cestari, Bruno Raspanti, Archimede Seguso, Pino Signoretto, Sergio Zanni, Anonimo sec XVIII

Il corpus delle Nuove donazioni per la Pinacoteca Civica (novembre 2013)

Domenica 10 novembre 2013 alle 11, In occasione di SBAM! Cultura a porte aperte, si tiene l'inaugurazione di una importante esposizione:

 

Pinacoteca Civica - Nuove donazioni

Nuove donazioni per la Pinacoteca Civica

(clicca per scaricare l'opuscolo)
Gianni Cestari, Bruno Raspanti, Archimede Seguso, Pino Signoretto, Sergio Zanni, Anonimo sec XVIII 

Presentazione delle opere alla Città

Presenti i donatori Giorgio Anderloni, Gianni Cestari, Bruno Raspanti, Gian Luigi Saraceni, Maria Gioia Tavoni, Sergio Zanni 

Mostra a cura dell’Assessorato alla conservazione e valorizzazione del patrimonio storico e artistico

La Pinacoteca Civica di Pieve di Cento, riaperta da pochi mesi dopo il sisma del 2012, raccoglie importanti opere che testimoniano la storia della Città (Loves, Scarsellino, Simone de’ Crocifissi, Zallone e altri) e al tempo stesso la vocazione che essa ha maturato nel corso dei decenni nella promozione e valorizzazione di artisti anche contemporanei (tra gli altri Alberghini, Cuniberti, Mascellani, SEPO).

La mostra si propone di far conoscere e valorizzare le tredici opere donate da importanti artisti e da collezionisti privati che vanno ad arricchire le collezioni permanenti della Pinacoteca Civica di Pieve di Cento.

L’iniziativa vuole anche essere un doveroso omaggio nei confronti di tutti coloro che hanno dimostrato e continuano a dimostrare uno speciale affetto verso il Museo e la sua cittadina facendo parte della sua vita e contribuendo alla crescita delle raccolte.

Le opere, gli autori, i donatori:

  • da Gianni Cestari due tavole ad inchiostro, pastelli, e colori acrilici su cartone: il Bucintoro è la sessantesima tavola, e testimonia la sontuosa imbarcazione dei dogi veneziani. Due Planisferi in un foglio colle sole Stelle è la dodicesima tavola delle settantadue di cui si compone il progetto Nuovi Mondi. Un antico libro ritrovato per caso, completamente privo della parte iconografica, fornisce lo spunto  per “ridipingere” tutte le tavole mancanti ispirandosi esclusivamente alla suggestione dei titoli elencati nel volume. L’originale del volume L’Atlante Veneto del maestro cartografo Vincenzo Coronelli (1691) appartiene alla biblioteca del Comune di Pieve di Cento.

Gianni Cestari è nato a Bondeno dove abita e lavora. La sua ricerca pittorica è fondata sull’affabulazione dell’immagine e del colore, fra respiro informale e rimandi figurativi. Realizza tavole ed illustrazioni per libri e cataloghi d’arte. Negli ultimi vent’anni realizza numerose personali in gallerie e spazi pubblici, tra cui, la Fondazione Museo Remo Brindisi, l'Istituto d’Arte "Dosso Dossi", la Pinacoteca Civica di Pieve di Cento e quella di Bondeno, il Teatro Civico di La Spezia, il Museo d'Arte del 900 “G. Bargellini”, il Museu da Agua di Lisbona e la Galleria Koma di Mons-Belgio. Tra le collettive vi sono esposizioni negli Stati Uniti ed in numerose città italiane. L’artista è già presente in Pinacoteca con un’altra opera dal titolo Vento dal fiume. 

 

  • Da Bruno Raspanti La zolla e l’aria, terracotta dipinta. E’ uno spazio mentale che si apre a molteplici associazioni possibili il “Paesaggio” dato da una semplice zolla che dalla terra sale verso il cielo. L’intervento del colore che ne segna la dissoluzione e lo sgretolamento non tradisce la poesia della natura che si fa materia, la più povera, la più vera: la creta. L’armonia discordante che i racconti originati dalla forma, dalla figura, dal colore narrano contemporaneamente un equilibrio insolente e perfetto. 

Bruno Raspanti è nato nel 1938 a Settefonti di Ozzano Emilia, vive e lavora a Bologna dove ha studiato presso l’Istituto Statale d’Arte sotto la guida di Quinto Ghermandi, diplomandosi poi in Scultura all’Accademia. Docente negli istituti d’Arte e all’Accademia di Belle Arti di Bologna fino al 1995; è inoltre insignito del titolo di ‘accademico effettivo’ nella classe di Scultura dell’Accademia Clementina. Ha partecipato ad importanti mostre collettive in Italia e all’estero, Parigi fra le altre sedi, ricevendo premi e riconoscimenti. 

Si sono occupati dei suoi lavori alcuni fra i più stimati critici d’arte: da Quintavalle, che fin dai suoi esordi lo annoverò tra i giovani scultori italiani più interessanti, a Pozzati che trent’anni più tardi definì le sue sculture “senza tempo” e “al limite della forma”, da Savonuzzi a Cerritelli, da Guadagnini a Frattarolo, fino a Baccilieri e altri che lo hanno accreditato fra le presenze più chiare dell’arte italiana contemporanea.


  • da Maria Gioia Tavoni, un simpatico cane, scultura in vetro trasparente iridato lavorato a massello e realizzato da Archimede Seguso negli anni ’50. Il mastro vetraio di Murano era chiamato “il maestro degli animali” avendo realizzato nel corso degli anni un ampio bestiario seguendo uno stile omogeneo e raffinato, destreggiandosi tra pezzi coloratissimi e delicati monocromi. Gli anni ’50 si distinguono per l’abbandono del vetro trasparente a favore del traslucido e dell’opaco, ascrivendo il nostro vetro tra una delle ultime produzioni in questo materiale. 

Maria Gioia Tavoni è figlia di Efrem Tavoni. E' stata docente di Bibliografia e Storia del Libro all’Università di Bologna ed è autrice di numerose pubblicazioni. Il pezzo si aggiunge all’imponente collezione di vetri d’autore già presente in Pinacoteca, costruita con attenzione e competenza, e dedicata alle scuole veneziane, boeme, francesi e scandinave. 


  • da Giorgio Anderloni: già presenti all’interno della collezione della Pinacoteca di Pieve di Cento,  Giorgio Anderloni ha ufficializzato la donazione della collezione di sette vetri realizzati da Pino Signoretto sulla base di disegni degli anni ’30 firmati da Alberto Martini ispirati ai canoni stilistici dell’art decò del Novecento. I vetri raffigurano figure umane, animali e maschere

Pino Signoretto, mastro vetraio di Murano, collabora con i più grandi artisti internazionali: dagli anni ’70 Dalì, Pomodoro, Vedova, Licata fino ai contemporanei Jeff Koons, Kiki Smith e Marc Quinn. Nelle botteghe di Barbin, Nason e Seguso, apprende le basi di una tecnica che ha fatto propria reinterpretandola nelle sue creazioni. 

Alberto Martini è stato un artista poliedrico, noto principalmente per i disegni e le illustrazioni a china realizzate per testi di Poe, Shakespeare e Verlaine. Il periodo più influente e ricco del suo successo è certamente quello parigino a cavallo degli anni ’20-’30.  

Giorgio Anderloni, medico veterinario, ha abitato a Pieve di Cento. È autore di diverse pubblicazioni su Alberto Martini, di cui è cugino e collezionista.


  • da Sergio ZanniUlisse con le sirene ha gli occhi scavati e grandi, la lunga barba fluente, un mantello lungo fino ai piedi, ondulato come fosse composto dalle onde del mare che lo richiamano a sé. La barca è il mezzo per tenere viva la memoria e il mezzo per raggiungerla. Le maschere delle sirene che circondano Ulisse sulla barca, sulla sua testa, non sono solo sirene ma anche i volti urlanti dei compagni perduti durante il viaggio. 
Sergio Zanni dopo il diploma all’Istituto d’arte ferrarese “Dosso Dossi”, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Bologna, dedicandosi inizialmente alla pittura e, a partire dalla metà degli anni Sessanta, alla scultura. Ha utilizzato per le sue sculture la terracotta per passare in seguito a materiali più leggeri quali il polistirolo ricoperto con criptonite e iron ball, vetroresina, per opere di grandi dimensioni. 

  • da Gian Luigi Saraceni scultura in legno con tracce di policromia e con arma nobiliare presente nella parte inferiore del manto rappresenta la Madonna con il Bambino ed è presumibilmente opera di buon Maestro degli inizi del XVIII° secolo che ha reso con evidente tecnica le due figure che compongono il gruppo: probabilmente di cultura non aggiornata ha applicato modelli iconografici più antichi risalenti ad interpretazioni tardo-rinascimentali presenti nelle regioni centrali della Penisola Italica. I volti sono stati sostituiti nel periodo fine XIX° inizi XX° secolo per una credibile ipotesi di adeguamento al rinnovamento dei culti e ciò la rende interessante da un punto di vista storico, documentale, antropologico.

Gian Luigi Saraceni ha ricoperto importanti incarichi come dirigente del Servizio Sanitario Nazionale. Scrittore, poeta e professore all’Università di Pisa è appassionato di fotografia ed ha collaborato con il Comune di Pieve di Cento in occasione di una sua recente mostra. Legato al nostro paese, dove ha deciso di stabilirsi, ha scelto di donare alla nostra Pinacoteca un pezzo di storia della propria famiglia, prima conservata presso la casa di Orvieto. 

 
Azioni sul documento