La Rocca

 

Il territorio di Pieve di Cento 

La RoccaIn epoca romana una parte del territorio comprendente i Comuni di Cento e di Pieve (Poggetto, Asia e Castello d'Argile) fu centuriata; nell'VIlI-IX secolo d. C. tutta la zona era paludosa, sottoposta da tempo immemorabile al Vescovo di Bologna e ricca di valli da pesca sulla quale erano sorti, dapprima un borgo elevato che prendeva il nome dalla propria "pieve", la Chiesa Collegiata di S. Maria Maggiore, e, poco dopo il mille, un miglio più a valle, un altro borgo attorno alla Chiesa di S. Biagio di Cento. 

Tra il IX e il XIII secolo Cento e Pieve, costituenti un'unica comunità amministrativa ed ecclesiastica fino al distacco di Pieve nel 1375-76 e all'erezione di un altro fonte battesimale in S. Biagio di Cento nel 1378-79 (che però continuò a dipendere da Pieve fino al 1603), iniziarono a fortificarsi con mura, fosse e terragli per difendersi dalle invasioni straniere. 

La grande rotta del 1457 spostò l'alveo del Reno, che scorreva a ovest di Cento, tra le due comunità, le quali videro sancita definitivamente la loro divisione nel 1929 col passaggio alla provincia di Bologna di Pieve, che in cambio dovette cedere l'ultima frazione rimasta, Dosso, ai Comuni di Cento e Sant'Agostino, dopo le vicissitudini alterne sotto il dominio degli Estensi, la legazione pontificia di Ferrara, Le Repubbliche napoleoniche e la provincia di Ferrara con l'Unità d'Italia. 

 

La Rocca di Pieve di Cento 

Rocca

Situata in prossimità di Porta Bologna, la Rocca venne costruita a seguito degli impegni reciproci intercorsi fra il Comune di Bologna e i pievesi dopo le contese del 1380. E' esattamente in questo periodo che la rocca cambia connotazione e, da generica struttura fortificata, passa ad essere un complesso militare isolato con permanenza esclusiva di una guarnigione armata e non più legata a forma di isolamento di origine feudale.

L'impianto fisico attribuito nel disegno complessivo ad Antonio di Vincenzo (lo stesso che progettò la cattedrale di S. Petronio a Bologna) è planimetricamente riconducibile alla figura semplice ed elementare del quadrato, a sua volta sottopartito in nove quadrati dove trovano posto gli elementi principali della fortezza: il mastio e le porte. La stessa ubicazione isolata sulla linea dei terragli e dei fossati, in condizione di completa difendibilità sia dalle offese esterne che da quelle che potevano venire dal contiguo abitato, ne fanno un esempio di grande interesse tra gli apparati fortificati di pianura, e ne sottolinea la complementarietà e al contempo l'estraneità e indipendenza della struttura fortificata rispetto all'agglomerato urbano.

All'inizio degli anni '80 sono stati avviati per conto del comune di Pieve di Cento interventi di restauro all'intera rocca. Condotti nel rispetto dei criteri generali che da sempre l'hanno caratterizzata, non cancellando quindi quegli aspetti consolidati del "rudere".

Si ha oggi un edificio sicuro e visitabile, nonché contenitore permanente del Museo delle Storie di Pieve.